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L’Intervista nelle Interviste: Strocchi e Pignatelli si sfidano ad intervistarsi

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Un’intervista che diventa controintervista, in un format nel quale i ruoli si scambiano e il dialogo prende una direzione inattesa. Giulio Strocchi intervista Marianna Pignatelli e, al termine, è Marianna a prendere la parola per intervistare Giulio. Nasce così “L’Intervista nelle Interviste”, un format costruito sul confronto, sulla spontaneità e sulla personalità dei suoi protagonisti.

Giulio Strocchi intervista Marianna Pignatelli

Giulio Strocchi: Marianna, partiamo dall’inizio. Come nasce l’idea de “L’Intervista nelle Interviste”?

Marianna Pignatelli: L’idea nasce quasi per caso. Un giorno Eleonora Cassandra Espago mi disse che avrebbe voluto realizzare un format dedicato alle interviste. Da lì è nata la proposta: perché non fare “L’Intervista nelle Interviste”? Il nome stesso rappresenta quello che succede all’interno del format.

Giulio Strocchi: E anche il modo in cui è scritto il nome ha una sua particolarità.

Marianna Pignatelli: Sì. È volutamente scritto così, con la “L” che diventa parte del gioco del nome. Qualcuno potrebbe dire che non è italiano corretto, ma il punto è proprio questo: non volevamo creare qualcosa di anonimo. Volevamo un marchio riconoscibile, qualcosa che fosse nostro.

Giulio Strocchi: Nel progetto ci siete tu, Eleonora Cassandra Espago e Daisy Claire. Come descriveresti il vostro rapporto professionale?

Marianna Pignatelli: Siamo tre persone diverse, ma allo stesso tempo siamo sulla stessa frequenza. Ognuna ha il proprio dono e il proprio modo di comunicare. Daisy, per esempio, è una persona che lavora molto dietro le quinte, occupandosi di tantissimi aspetti. Eleonora è molto attenta al mondo della radio, della televisione e della conduzione. Ma non voglio fare distinzioni: siamo tutte e tre conduttrici e siamo tutte e tre sullo stesso piano.

Giulio Strocchi: Quindi tre personalità differenti, ma una sola frequenza?

Marianna Pignatelli: Esattamente. È questo che rende il gruppo particolare.

Giulio Strocchi: Tu hai detto una cosa interessante: che per molto tempo non avresti immaginato di lavorare in questo modo con altre donne. Perché?

Marianna Pignatelli: Perché ho sempre avuto la sensazione che, quando si lavora insieme, possano nascere competizione e gelosia. Con loro, invece, non è successo. Anzi, è il contrario. Mi mettono in primo piano, mi sostengono e mi spingono a esprimermi.

Giulio Strocchi: Anche perché il tuo percorso è stato prevalentemente legato alla comunicazione scritta.

Marianna Pignatelli: Sì. Ho lavorato soprattutto dietro le quinte, con riviste web e cartacee. Non ho mai avuto una lunga esperienza in radio e non ero abituata a mettere la mia voce al centro. Loro mi hanno dato lo stimolo per farlo.

Giulio Strocchi: Eppure all’inizio avevi qualche dubbio sulla tua voce.

Marianna Pignatelli: Sì, pensavo che la mia voce non fosse adatta alla radio. Loro invece mi hanno detto che le nostre sono tre voci diverse e proprio per questo possono funzionare insieme.

Giulio Strocchi: Io ti ho definita una sorta di “incrocio fra due vulcani”. Ti riconosci?

Marianna Pignatelli: Sì, perché io sono una persona che esplode, che dice quello che pensa. Loro hanno caratteristiche diverse: sono genuine, simpatiche, spontanee. Ma anche io sono molto alla mano. Non penso troppo a quello che devo dire: spesso lo dico e basta.

Giulio Strocchi: È proprio questa spontaneità, secondo te, la vostra forza?

Marianna Pignatelli: Assolutamente. Essere genuini e rimanere se stessi è importante. Loro mi fanno sentire valorizzata. Non mi fanno sentire inutile o fuori posto. Al contrario, mi fanno sentire una persona importante all’interno del progetto.

Giulio Strocchi: Hai parlato di una sorta di “riattivazione”. Cosa significa per te?

Marianna Pignatelli: Significa che mi sono riattivata. È come se una parte di me che si era spenta fosse tornata a funzionare, ma questa volta insieme a due donne che non avrei mai immaginato di incontrare.

Giulio Strocchi: Cosa hanno di particolare?

Marianna Pignatelli: Non riesco quasi a descriverlo. Sono persone fantastiche. E non lo dico semplicemente perché lavoriamo insieme. Lo dico perché, quando stai con loro, capisci che non c’è quella competizione continua per dimostrare chi è migliore. Siamo tutte uguali.

Giulio Strocchi: E mi hai raccontato che arrivano anche a difenderti quando non sei presente.

Marianna Pignatelli: Sì, ed è una cosa che apprezzo tantissimo. Non è scontato trovare persone che ti difendano anche quando non ci sei.

Giulio Strocchi: C’è poi il tema del tuo modo di parlare e di quella che qualcuno potrebbe definire una difficoltà con l’italiano standard.

Marianna Pignatelli: Io penso che il punto non sia parlare un italiano perfetto. A volte ho delle caratteristiche legate alla mia provenienza e al mio modo personale di esprimermi. Ma questo non significa che non sappia comunicare. Anzi, credo che proprio questa genuinità possa arrivare alle persone.

Giulio Strocchi: Quindi preferisci una comunicazione autentica rispetto a una comunicazione troppo costruita?

Marianna Pignatelli: Sì. La gente non vuole sempre sentire le solite frasi dette in maniera perfetta. Vuole anche una persona vera, spontanea, genuina.

Giulio Strocchi: “Marianna è una persona che non lascia indifferenti”

Giulio Strocchi: Io penso che Marianna Pignatelli, oltre a essere una grande amica, sia una persona con un grande cuore. E soprattutto è una persona che non lascia indifferenti: o la ami o la odi, perché con il suo modo di fare un sentimento lo suscita sempre.

Marianna Pignatelli: E tu cosa pensi del format?

Giulio Strocchi: Penso che abbiamo trovato una formula interessante proprio perché non è una semplice intervista. Io ho avuto l’opportunità di intervistarti e, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovato a essere nuovamente intervistato.

Marianna Pignatelli: Ed è proprio questo il punto.

Giulio Strocchi: Esatto. È “L’Intervista nelle Interviste”.


La controintervista: Marianna Pignatelli intervista Giulio Strocchi

Marianna Pignatelli: Adesso, caro Giulio, tocca a me. Tu mi hai intervistata, ma adesso voglio intervistare te.

Giulio Strocchi: E questo è esattamente quello che rende particolare il format.

Marianna Pignatelli: Perché secondo te funziona?

Giulio Strocchi: Perché rompe lo schema classico. Normalmente abbiamo un intervistatore e un intervistato e i ruoli rimangono fissi. Qui invece succede qualcosa di diverso: una persona inizia facendo le domande e poi, senza che lo spettatore se lo aspetti, si ritrova dall’altra parte.

Marianna Pignatelli: Quindi l’elemento sorpresa è importante?

Giulio Strocchi: Molto. Il bello è proprio che il format può partire come una normale intervista e poi cambiare direzione. A un certo punto sei tu a prendere il controllo della conversazione.

Marianna Pignatelli: È questo che secondo te lo rende riconoscibile?

Giulio Strocchi: Sì. Il nome “L’Intervista nelle Interviste” racconta già quello che accade. Non è soltanto un titolo: è il meccanismo stesso del format.

Marianna Pignatelli: E tu come ti sei trovato a essere intervistato dopo aver intervistato me?

Giulio Strocchi: Mi sono trovato spiazzato, ma anche divertito. È stato un modo per rimettermi in gioco. Dopo aver intervistato te, mi sono ritrovato dall’altra parte e ho dovuto improvvisare.

Marianna Pignatelli: Quindi possiamo dire che ti sei anche allenato?

Giulio Strocchi: Assolutamente. È stata anche una piccola prova per me, visto che tempo fa mi ero cimentato maggiormente nella parte della conduzione e dell’intervista.

Marianna Pignatelli: E cosa rappresenta per te questo progetto?

Giulio Strocchi: Rappresenta la possibilità di creare un contenuto riconoscibile attraverso un meccanismo semplice ma diverso dal solito. La forza sta nella spontaneità e nel fatto che nessuno sa esattamente dove porterà la conversazione.

Marianna Pignatelli: Quindi possiamo dire che “L’Intervista nelle Interviste” è un format nel quale l’intervistatore può diventare intervistato?

Giulio Strocchi: Esattamente. Ed è proprio questa inversione di ruoli a rappresentare la sua caratteristica principale.


Un’intervista che diventa un’altra intervista

“L’Intervista nelle Interviste” nasce quindi da un’idea semplice: intervistare qualcuno e lasciare che, a un certo punto, sia quella stessa persona a intervistare chi ha iniziato la conversazione.

Il risultato è un confronto a due direzioni, nel quale i ruoli non sono più rigidamente definiti. L’intervista diventa così un dialogo nel quale entrambi i protagonisti hanno la possibilità di raccontarsi.

Nel caso di Giulio Strocchi e Marianna Pignatelli, il format diventa anche il racconto di un rapporto professionale e umano basato sulla comunicazione, sulla spontaneità e sulla voglia di mettersi in gioco.

E forse è proprio questa la caratteristica più riconoscibile del format: quando pensi di aver capito chi sta facendo le domande, la situazione cambia e l’intervista ricomincia da un’altra prospettiva.

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