Rocco, come nasce Veleno Production e cosa ti ha spinto a fondare una tua casa di produzione indipendente a Milano?
All’inizio ero solo e “mi spacciavo” per una produzione, firmando così i miei primissimi cortometraggi. Mi aiutava a realizzarli il mio coinquilino e amico fraterno Gianfranco Grieco, che è anche la persona che mi ha spronato a vedere tanto cinema, quando ancora ero piuttosto ignorante in materia.
Nonostante questi lavori avessero degli evidenti limiti tecnici, piacevano. Le sceneggiature in particolare, ma anche le interpretazioni (quindi la recitazione) erano di buon livello e questo mi ha spronato a fare fin da subito le cose più seriamente.
Man mano ho creato un gruppo di lavoro, un gruppo di amici con la stessa passione e la stessa voglia.
Una seconda famiglia praticamente.
L’idea è stata fin da subito quella di fare un film. Io mi sentivo pronto, ma non avevo nessuna idea di come funzionasse in realtà questo settore ed infatti alla fine ci abbiamo messo quasi dieci anni. Nonostante questo sono convinto che è stato il percorso migliore che potessi fare, perché se avessi seguito le regole, la strada canonica, se mi fossi convinto che le porte in faccia che ricevevo rispecchiavano il mio valore, a quest’ora non avrei fatto ancora un bel niente. Forse sarei più sereno da altri punti di vista, ma credo che la vita abbia senso solo se impegniamo tutte le nostre forze per fare quello che ci piace, per fare ciò che realmente abbiamo voglia di fare ed io volevo fare un film, nient’altro.
Nel frattempo, come casa di produzione, abbiamo fatto anche tanta gavetta, realizzando prodotti audiovisivi di qualsiasi tipo: documentari, web serie, videoclip, altri cortometraggi, pilot di serie tv, podcast audiovisivi ecc…
Insomma abbiamo trasformato questa passione comune in un lavoro.
“Mi Faccio di Rock’n’Roll” è un film nato da un progetto interrotto: ci racconti com’è rinata questa idea e cosa rappresenta per te?
Come detto in precedenza, io fin da subito volevo fare un film ed avevo anche una sceneggiatura pronta: Mi Faccio i Film. Un lungometraggio un po’ più autobiografico di Mi Faccio di Rock’n’Roll, che narra le vicende di un giovane scapestrato che, alla soglia dei trent’anni, per dare un senso alla sua vita decide di diventare un regista e mettersi a fare un film. Poi farà tutt’altro, ma questo lo scoprirete quando uscirà anche questo film, perché prima o poi lo farò in qualche modo.
Comunque la produzione di Mi Faccio i Film fallisce dopo 20 giorni di shooting, per motivi che in questo momento non posso neanche specificare. L’unica cosa che posso dire è che è stata una grande scuola, che ci ha permesso di imparare a gestire set grandi, di lavorare a buoni livelli e di realizzare l’anno dopo un altro film, questa volta senza un centesimo di budget.
Avete realizzato il film a zero budget, ma con quasi 100 persone coinvolte. Come sei riuscito a costruire un team così numeroso e motivato?
Non lo so, davvero non lo so, perché è stata un’impresa assurda, qualcosa di irripetibile. In quel momento avevo un fuoco dentro, che oggi a volte non nego mi manchi, volevo fare questo film a tutti i costi e sono riuscito a portarmi dietro tantissima gente.
I ragazzi che hanno lavorato al progetto erano tutti giovani emergenti, alcuni dei quali oggi sono affermati professionisti del settore audiovisivo e sono certo che nessuno possa negare che quell’esperienza sia stata formativa. Poi se ci metti che ne è uscito fuori pure un piccolo cult, io direi che nessuno può lamentarsi.
In ogni caso non smetterò mai di ringraziare tutte le persone che hanno partecipato, dall’ultima delle comparse fino chi si è fatto anche solo un giorno di set, perché mi hanno consentito di realizzare un sogno. Ma ora arriva il bello…
Il Rock’n’Roll Club di Milano ha avuto un ruolo importante nella realizzazione del film: che tipo di collaborazione è nata?
In quel periodo il nostro prodotto di punta era la web serie brandizzate, un format pubblicitario abbastanza originale, che proponevamo un po’ a chiunque ci capitasse a tiro, dalla piccola attività alla multinazionale. Inizialmente abbiamo fatto così anche con il Rock’n’Roll. Lo frequentavamo da clienti e ci sembrava figo poter fare una roba del genere con loro.
Poi conoscendo Davide Mozzanica, socio fondatore del locale e del marchio, è nata una forte sinergia e dopo un paio di incontri ho rilanciato, proponendogli di girare un film, ambientato per un buon 50% all’interno del suo club.
Chiaramente la dinamica è cambiata, non abbiamo ricevuto un compenso, ma è iniziata una collaborazione. Il Rock’n’Roll ci ha permesso di utilizzare la location liberamente, avevamo addirittura le chiavi del locale.
Successivamente sempre Davide Mozzanica ci ha commissionato la produzione del documentario per i 10 anni di vita del locale, andato in onda anche su VH1 per tutto il 2018. Uno dei lavori più belli mai realizzati, dove abbiamo conosciuto ed intervistato diversi artisti di altissimo livello, tra cui Omar Pedrini, Morgan, Enrico Ruggieri, Francesco Sarcina ecc…
Il film ha richiesto anni di lavorazione e post-produzione: qual è stata la sfida più grande lungo il percorso?
Il film è stato girato in circa un anno e mezzo, tra l’estate del 2017 e l’autunno del 2018, per un totale di 32 giorni di shooting (se non sbaglio). Siamo arrivati stremati a fine riprese, perché idealmente il progetto si sarebbe dovuto chiudere già nell’estate del 2017, quindi mantenere unito il gruppo per un altro anno e mezzo non è stato semplicissimo. Appena terminate le riprese, abbiamo avuto un periodo pieno dal punto di vista lavorativo e abbiamo dovuto rinviare l’inizio della post produzione. Da lì a poco è iniziato per me anche un periodo molto difficile a livello personale, che ha rallentato molto le cose, poi c’è stato il covid ed in mezzo tutte le difficoltà di dover portare a confezionamento e poi a distribuzione un prodotto filmico, con i pochissimi soldi che mi erano rimasti (post covid). Non posso dire che la sfida più grande sia stata non mollare, perché avrei preferito piuttosto morire e non scherzo, ma è stata molto dura.
Dopo l’anteprima al Cinema Anteo, il film è ora in tour in alcune sale italiane e arriverà presto in digitale. Che tipo di risposta stai ricevendo dal pubblico?
Devo dire molto buona! Si tratta di un film che può non essere capito nella sua totalità alla prima visione, ma comunque intrattiene e non annoia. Soprattutto ti spinge verso un’ulteriore fruizione, il che è un ottimo segno, dato che la sua destinazione principale saranno le piattaforme digitali. Ero convinto già in fase di shooting che stavamo facendo un ottimo lavoro. Poi nelle varie fasi di post produzione, fino ad arrivare alla presentazione all’Anteo, questa sicurezza è andata sempre aumentando. Quindi il buon riscontro del pubblico mi rende davvero felice, ma sarei un’ipocrita se dicessi che non me lo aspettavo.
Quali sono i tuoi prossimi progetti e cosa bolle in pentola per Veleno Production?
Abbiamo diversi progetti e soprattutto un ritrovato spirito, dopo anni oggettivamente difficili. Ci piacerebbe tanto dar vita ad una community di piccoli produttori, slegata dalle logiche dell’attuale industria. Senza far la guerra a nessuno, ci mancherebbe, ma con l’intento di creare opportunità alternative per chi ha talento, idee e non riesce ad entrare nei giri giusti.
Personalmente mi auguro che Mi Faccio di Rock’n’Roll sia un punto di partenza per poter realizzare altri film, cose che ho già scritto o cose che avrò voglia di scrivere, perché fare cinema è più di ogni cosa ciò che mi rende felice.
Per vedere altri articoli cliccare nel link