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Cinema italiano nel caos: sfuma un affare miliardario

Mentre i vertici esultano per piccoli traguardi, la filiera perde una risorsa vitale

by Tietta
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Bugatti - 200 milioni cinema PH Pixabay

Nella giornata di ieri, il Ministero della Cultura italiano si è trovato al centro di una profonda contraddizione comunicativa. Mentre da Los Angeles giungevano note di giubilo per la rappresentanza nazionale agli Academy Awards, una decisione economica di segno opposto segnava una pesante battuta d’arresto per il settore. Il board di Taic Funding LLC ha infatti espresso un giudizio di inaffidabilità sul sistema contributivo del nostro paese, determinando la fuga di capitali stranieri. Questa situazione evidenzia il divario tra i successi diplomatici del presidente Giorgia Meloni e le difficoltà amministrative interne nella gestione delle politiche culturali.

L’enfasi del Vice Ministro per le nomination simboliche

Nonostante la mancanza di pellicole italiane in gara per le categorie principali, il vice ministro Lucia Borgonzoni ha diffuso una nota ufficiale dai toni celebrativi. L’attenzione è stata focalizzata su figure come la bolognese Valentina Merli, parte del team per il miglior cortometraggio live action. «Spiace che quest’anno non ci sia un nostro titolo in nomination agli Oscar, ma il nostro Paese è rappresentato benissimo dalla presenza della bolognese Valentina Merli nella squadra che punta al titolo di Miglior corto live action con l’opera ‘Two People Exchanging Saliva’», ha dichiarato Lucia Borgonzoni. Sono state inoltre rivendicate le lodi per Sweet Dreams Of Joy tratto dal documentario Viva Verdi! nella categoria miglior canzone originale, sebbene tale ottimismo contrasti con lo stallo del tax credit che affligge il comparto.

Il ritiro del finanziamento per il film su Bugatti

Mentre si festeggiavano i piccoli traguardi simbolici, il board di Taic Funding LLC revocava il supporto economico per la produzione Bugatti – The Genius. Le riprese, previste tra Milano e Modena nella prossima primavera, sono state trasferite in Ungheria, comportando una perdita di circa 200 milioni di dollari. Secondo quanto riportato da L’Espresso, la scelta non dipende da fattori artistici ma dall’instabilità delle regole sugli incentivi e dalle tempistiche burocratiche imprevedibili. La mancanza di certezze normative rende infatti troppo rischioso pianificare grandi opere cinematografiche in Italia, minando la credibilità internazionale del sistema produttivo nazionale.

Interrogativi sui contributi e sul futuro del cinema

In questo clima di incertezza, ha suscitato dibattito la concessione di 71.039.451,27 euro in contributi tax credit a favore di Fremantle. Il provvedimento, firmato dal direttore generale cinema e audiovisivo Carlo Brugnoni, pone dubbi sulla parità di trattamento e sulla trasparenza dei criteri applicati nella gestione delle risorse pubbliche. Il contrasto tra l’esultanza per risultati marginali e la perdita di investimenti strutturali solleva una domanda cruciale sulla necessità di riformare il settore. È indispensabile restituire regole chiare e stabilità a chi investe nel cinema italiano per evitare che altre grandi produzioni abbandonino il territorio nazionale.

A cura della redazione

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